-
EDITORIALE Le opere d’arte restino
a casa Volete conoscere le nostre opere d’arte? Dovete
venire in Sicilia per ammirarle, perché
d’ora in poi non andranno più in giro per mondo. Ha il sapore di un
ultimatum il decreto che a fine aprile sarà firmato dall’assessore
regionale ai Beni Culturali, Nicola Leanza, il quale sembra deciso a
scrivere la parola fine alla tormentata querelle sul prestito dei
manufatti artistici custoditi nei musei siciliani, argomento di accesi
dibattiti tra gli addetti ai lavori,
sovrintendenti e direttori dei musei in prima battuta che
puntualmente si vedevano privati dei pezzi più importanti per
l’allestimento di eventi itineranti in giro per il pianeta. Con un elevatissimo rischio di danneggiamenti
per le opere trasportate di qua e di là. Danni che trascendono qualunque stima
di valore se consideriamo che stiamo parlando del nostro patrimonio di beni
culturali. “Basta ai viaggi a meno
che non ci sia un ritorno economico o culturale per la regione” ha detto
Leanza annunciando l’imminente decreto. Basta con i viaggi, certo, ma a
prescindere da qualunque atteso ritorno, in tutti i termini lo si voglia
intendere, ci permettiamo di sottolineare noi. Gli scambi culturali debbono
prescindere dal trasporto fisico delle opere d’arte. E questo perché è
certamente fuori discussione un ritorno in termini economici paragonabile
al valore immateriale e non commensurabile di un’opera d’arte che è entrata
a far parte del patrimonio culturale di una civiltà o dell’intera umanità.
In quanto all’arricchimento culturale, crediamo che per il suo
perseguimento non sia necessario in alcun caso portare in giro i beni
culturali. Il libro, dacché è stato inventato il torchio da stampa, è uno
strumento che possiede delle caratteristiche davvero uniche e inimitabili
per la diffusione e la promozione della cultura, tali da renderlo ancor
oggi, nell’era della multimedialità, lo strumento principe per la
circolazione dei saperi.